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Razzismo? No, grazie

Vivere in una comunità diversificata sul piano delle etnie e delle culture è diventata ormai una abitudine per tutti noi. Nonostante questo, si verificano periodicamente episodi di razzismo, anche violenti, che nascono da una condizione di pregiudizio e di discriminazione nei confronti di una determinata cultura, diversa dalla nostra.

Una definizione ampia e il più possibile esaustiva del fenomeno del razzismo e della discriminazione in campo razziale, etnico, culturale e religioso comprende: ogni forma di distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata su "razza", colore, ascendenza, origine nazionale o etnica con il fine o l'effetto di negare o limitare il pari riconoscimento, godimento o esercizio, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in ambito politico, economico, sociale, culturale ed in qualsiasi altra sfera della vita pubblica.

E' questa la definizione proposta dall'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia, che si avvale della Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, ratificata da tutti gli Stati membri dell'Unione europea sulla scorta dell'art. 13 del trattato CE. Il suddetto articolo, introdotto dal Trattato di Amsterdam, riguarda l'adozione di una disposizione relativa alla non discriminazione, che autorizza il Consiglio europeo a prendere i provvedimenti necessari per lottare contro qualsiasi discriminazione fondata sul sesso, sulla razza, sull'origine etnica, sulle credenze religiose o sui convincimenti personali, su un handicap, sull'età o sull'inclinazione sessuale.

L'obiettivo principale dell'Osservatorio è di trasmettere alla Comunità europea e agli Stati membri dati e informazioni sui fenomeni di razzismo, xenofobia e antisemitismo, a livello europeo, che costituiscono la base fenomenica per l'adozione di provvedimenti o l'impostazione di iniziative nelle rispettive sfere di competenza.

La comparazione dei dati è resa difficile dalla mancanza di criteri comuni e definizioni condivise che possano guidare la redazione di statistiche ufficiali di segnalazione di episodi di razzismo, da parte degli Stati membri, inclusi i discorsi che incitano all'odio ed alla violenza razziale, alla xenofobia e all'antisemitismo.

Un altro aspetto di variabilità dei dati è attribuibile ad un diverso sistema di registrazione degli stessi: negli Stati membri in cui gli atti di discriminazione vengono riportati da istituzioni specializzate si assiste ad una tendenza generale all'aumento del numero di denunce. Per esempio, in Germania, Italia e Spagna i dati conservati dalle autorità di polizia sono minimi in confronto alle statistiche raccolte dalle organizzazioni non governative (ONG). Questo potrebbe indicare che mentre non tutti gli episodi di razzismo vengono denunciati alle Forze dell'ordine, gli stessi vengono segnalati alle organizzazioni specializzate nel rilevamento del fenomeno. Oppure si potrebbe avanzare l'ipotesi che, proprio per la mancanza di una definizione comune, lo stesso evento possa essere classificato in categorie diverse, riconoscendone l'aspetto xenofobo solo in un caso.

Le aree principali di discriminazione riguardano il mercato del lavoro in cui il numero di disoccupati è generalmente più alto tra gli immigrati e le minoranze che non tra le popolazioni autoctone e il settore scolastico in cui si registra un alto tasso di abbandono da parte di bambini e giovani di alcune minoranze.

I gruppi sociali che più frequentemente si scontrano, direttamente o indirettamente, con episodi di razzismo e discriminazione sono i rom e gli immigrati di religione islamica. Anche la comunità ebraica continua ad essere particolarmente esposta ad atti di violenza razziale e crimini motivati dal razzismo.

Particolare attenzione viene rivolta dall'Osservatorio Nazionale sulla discriminazione razziale e xenofoba nei confronti dei minori stranieri e d'origine straniera. Il progetto pilota dell'Osservatorio ha in animo di rilanciare la riflessione su questi temi e di monitorare la realtà italiana anche attraverso una scheda di rilevazione per riferire atti di discriminazione direttamente subiti o di cui si è stati spettatori. L'Osservatorio è coadiuvato dal Centro Nazionale di Documentazione e Analisi sull'Infanzia e l'Adolescenza istituito dal Dipartimento per gli Affari Sociali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Nei messaggi convogliati dai mass media in tema di razzismo sono stati registrati cambiamenti sostanziali. La comunicazione in tal senso sta diventando implicita piuttosto che esplicita: mentre da una parte, infatti, espressioni di crudeltà e stereotipi razzisti diventano sempre più rari, dall'altra appare sempre più evidente il ricorso a motivazioni culturali o religiose e ad imperativi economici per giustificare un atteggiamento di chiusura verso l'esterno da parte di una popolazione "ospitante" che tende a presentarsi culturalmente omogenea ed uniforme.

Finalità di informazione, divulgazione e formazione sui problemi legati all'immigrazione e al razzismo riveste la Rete d'urgenza contro il razzismo nata nel 1997 dall'incontro di varie associazioni che operano nel settore del sostegno agli stranieri ed alla multiculturalità e finanziata dai fondi dell'Unione Europea.

Diffondere in qualsiasi modo, idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, oppure incitare a commettere o compiere atti di discriminazione, violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, significa commettere un reato, punibile a norma di legge.