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Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro

Attribuzioni e compiti

Al Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro sono attribuiti, nell’esercizio delle proprie funzioni, i poteri ispettivi e di vigilanza per l’applicazione delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di lavoro e legislazione sociale, nonché delle conseguenti direttive di attuazione emanate dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ovvero dalla Regione Sicilia, per quanto di autonoma competenza.

L'attività di controllo e di accertamento del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro riguarda molti aspetti e fattispecie, in particolare:

  • la portata delle tensioni e degli effetti distorsivi innescati dalla fragilità dei livelli occupazionali;
  • lo sviluppo connesso ai redditi di lavoro;
  • l'espandersi del "lavoro nero" correlato alla vulnerabilità dell'apparato produttivo;
  • le dimensioni e le dinamiche dei flussi migratori con l'endemica presenza di manodopera extracomunitaria, il più delle volte in posizione di clandestinità;
  • lo sfruttamento di tratta di esseri umani, in particolare di immigrati, a fini lavorativi;
  • le consolidate e sedimentate forme di evasione contributiva previdenziale ed assistenziale, ecc.

 

Carabinieri durante un controllo in un cantiere

Essa, in relazione ai principi legali (art. 9 del DPR 520/85) confermati dalla Corte Costituzionale, non si fonda solamente sull'attività repressiva, ma anche su quella di interesse pubblico generale sufficiente a legittimare l'uso non infrequente, da parte dell'Amministrazione, dell'attività discrezionale.

Il potere di accesso, già attribuito agli Ispettori del Lavoro con l'art. 8 del DPR 19.03.1955, n. 520, che integrava quanto già sancito dall'art. 9 del R.D. 27.04.1913 e dall'art. 138 del R.D. 28.08.1924 n. 1422, é stato esteso anche al personale del Comando Ispettorato con il richiamato D.M. 31 luglio 1997.

L'ispezione attende ad una duplice finalità strumentale: da una parte rimuovere le situazioni di irregolarità, proponendosi quale autorevole osservatorio ed indicatore dell'entità, tipologia e distribuzione territoriale degli illeciti; dall'altra esercitare, quale attendibile agenzia di osservazione e rilevazione, la funzione di monitorare i fenomeni emergenti così da orientare le attività dello Stato nel campo degli interventi finanziari tendenti all'incremento dei livelli occupazionali.

I militari appartenenti al Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, così come il personale ispettivo civile del Ministero, svolgono prevalentemente due tipologie di vigilanza: una di carattere amministrativo, diretta ad accertare e contestare le violazioni della normativa sul lavoro ed una di carattere penale, diretta a contrastare violazioni penalmente rilevanti della normativa posta a tutela del lavoro, con particolare riferimento alla sicurezza sui luoghi di lavoro, al lavoro minorile, all’illecita occupazione dei lavoratori extracomunitari, ecc…

a) Il profilo amministrativo

I compiti in linea di massima (non esaustivi, quindi, di tutte le attribuzioni configurabili, ma puramente orientative), attengono alla vigilanza su:

  • provvedimenti di promozione, incremento e sostegno dell'occupazione;
  • attività di formazione finanziata dal Fondo Sociale Europeo e dallo Stato;
  • Enti Pubblici;
  • Enti di Patronato;
  • imprese di pulizia;
  • cantieri edili;
  • industria, artigianato, terziario, agricoltura;
  • cooperative;
  • appalti pubblici;
  • spettacolo;
  • interposizione ed intermediazione di manodopera;
  • caporalato;
  • sicurezza, salute ed igiene nei luoghi di lavoro;
  • inchieste infortuni;
  • aziende esercenti autotrasporto su strada;
  • occupazione di minori, cittadini extra U.E., donne, lavoratrici madri, categorie protette, ecc.;
  • impianti enti Ferrovie dello Stato.

b) Il rilievo penale e le tecniche investigative

Il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro non esaurisce la propria sfera di intervento nel campo della legislazione sociale, ma sviluppa, altresì, gli aspetti che, travalicando il mero illecito amministrativo, sconfinano nel rilievo penale ed, in particolare, riguardanti i tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata e comune. Avvalendosi delle pregresse, consolidate esperienze del personale dipendente e del supporto informativo e logistico dell'Arma Territoriale viene curata l'attività di dipendenza, collegamento e raccordo con l'A.G attraverso una diuturna vigilanza intesa ad acquisire notizia dei reati in materia di lavoro, raccogliendone gli elementi probatori, individuandone i responsabili ed impedendone la spiralizzazione a conseguenze ulteriori.

Tipico esempio di profilo investigativo intrapreso ed adattato alle competenze e peculiarità di questo Comando è costituito dall'attività di vigilanza ai corsi di formazione professionale. Numerosi incentivi economici proposti dallo Stato ed erogati finanche dal Fondo Sociale Europeo hanno fornito spunti a disinvolti faccendieri, non di rado legati da vincoli associativi di tipo delinquenziale, - ma sovente camuffati in enti e/o società, istituti, organismi di apparente rispettabilità e trasparenza - di inserirsi nei circuiti formativi e beneficiare illegalmente di ingenti flussi e risorse finanziarie, simulando l'allestimento e lo svolgimento di calibrate attività didattiche propedeutiche all'inserimento dei frequentatori nel panorama lavorativo. In questo caso, l'attività di questo Comando si è configurato come un vero e proprio lavoro di "intelligence" determinato nel sottoporre a vaglio discriminatore, mediante una sottile e raffinata attività di rendicontazione contabile e di riscontri incrociati, le singole voci di bilancio, tali da smascherare truffe colossali consumate in pregiudizio dello Stato (art. 640 bis).

Le politiche del lavoro di questi ultimi tempi, poi, promuovendo l'allestimento di nuovi provvedimenti legislativi per rilanciare ed incrementare il mercato occupazionale sta fortemente impegnando questo Comando in un'incisiva azione di controllo tesa a verificare che le stesse misure adottate non vadano a detrimento delle condizioni di lavoro, ingenerando abusi e "sommerso". In particolare, l'esito di numerosi accertamenti esperiti sui L.S.U. (acronimo di lavori socialmente utili) ha determinato specifiche informative alle competenti Autorità Giudiziarie configuranti, tra l'altro, le seguenti ipotesi di reato:

  • imposizione ai lavoratori della corresponsione di metà del sussidio alla cooperativa che aveva avviato il lavoratore;
  • assenza di prestazione lavorativa da parte del lavoratore fruente dell'indennità;
  • svolgimento di attività diversa da quella prevista in progetto (talune cooperative utilizzando lavoratori in attività diverse da quelle progettate ed approvate come lavoratori socialmente utili, hanno realizzato profitti in condizioni di concorrenza sleale nei confronti di altri soggetti).

Ulteriori iniziative sono state indirizzate a stabilire la sussistenza dei requisiti che qualificano, ai fini dell'accesso ai benefici pubblici, i soggetti promotori di progetti L.S.U., ed, in particolare, di quello riferito all'anzianità dell'attività svolta dalle cooperative. Attività investigative hanno consentito di acclarare che numerose cooperative sono state strumentalmente costituite e che gli Enti promotori capofila funzionano da elementi di copertura di soggetti di dubbia consistenza patrimoniale ed organizzativa e, dunque, inidonei a supportare il raggiungimento degli obiettivi occupazionali sottesi al progetto, in consonanza a quanto previsto dalle vigenti normative di politica attiva del lavoro. L'approfondimento delle necessarie indagini si è orientata soprattutto ad impedire che simili attività possano determinare indebiti arricchimenti da parte di spregiudicati soggetti economici a scapito delle fasce più deboli del mercato del lavoro, stravolgendo, in tal modo, l'applicazione degli strumenti che l'Autorità Governativa pone a disposizione dello Stato Sociale per conseguire obiettivi di lotta alla disoccupazione (lavoro dipendente e forme di lavoro autonomo).

Analoghe attività vengono svolte per smascherare le diverse e rilevanti truffe escogitate ai danni dell'I.N.P.S. attraverso falsi vincoli di lavoro, provocando ingiusti profitti ed evasioni contributive previdenziali ed assistenziali per svariati miliardi. Ad esempio, mediante false attestazioni ed in concorso tra loro - ricorrendo ad artifici e raggiri consistenti nel dichiararsi, pur non disimpegnando alcuna attività subordinata, braccianti agricoli assunti da cooperative - molti elementi hanno indotto in errore il richiamato ente di diritto pubblico percependo indebitamente contributi per fittizie prestazioni giornate lavorative, nonché indennità di disoccupazione ed assegni familiari spettanti in forza del raggiungimento del tetto minimo annuale. Altra manifestazione consolidata di truffa in agricoltura e' parimenti rappresentata dalla denuncia di false giornate lavorative dirette a determinare l'elargizione del fondo "disoccupazione".

Ed ancora si partecipa l'azione di contrasto al fenomeno del "caporalato", consistente nell'individuare e perseguire le sistematiche situazioni di intermediazione ed interposizione di manodopera poste in essere da persone aduse a reclutare manovalanza nel settore agricolo per impiegarla presso terzi.