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Comando Carabinieri Politiche Agricole

  • CARATTERISTICHE DELLE UVE DA VINO

    A norma dell’art. 42, paragrafo 5, del regolamento CE n. 1493/1999 del Consiglio, per l'elaborazione del vino atto a diventare vino da tavola, del vino da tavola, dei v.q.p.r.d. nonché del mosto di uve concentrato e concentrato rettificato, possono essere utilizzate soltanto uve appartenenti alle varietà che figurano come varietà di uve da vino nella classificazione compilata a norma dell’articolo 19 del regolamento medesimo.

    Al riguardo, potranno essere utilizzate le uve da vino iscritte nel Registro nazionale delle varietà di viti istituito ai sensi dell’art. 11 del D.P.R. n. 1164/69 e classificate dalle Regioni e dalle Province autonome ai sensi dell’accordo tra il Ministero delle politiche agricole e forestali, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano del 25 luglio 2002.

    Le uve di cui sopra devono avere la prescritta ricchezza zuccherina, in modo da consentire la produzione di un vino avente la gradazione alcolometrica minima naturale di:

    • 8% vol per la zona viticola CIb (Regione Valle d'Aosta, Province di Sondrio, Bolzano, Trento e Belluno);
    • 8,5% vol per la zona viticola CII (rimanente territorio dell'Italia non compreso nelle zone viticole CIb e CIIIb);
    • 9% vol per la zona viticola CIIIb (Regioni Calabria, Basilicata, Puglia, Sardegna, Sicilia comprese le isole appartenenti a dette regioni).

 

Grappolo di uva

Qualora sia prodotto vino da tavola, si rammenta che la gradazione alcolometrica effettiva non deve essere inferiore, dopo le eventuali operazioni di arricchimento, a 9 % vol.

Per i vini a denominazione d’origine e ad indicazione geografica tipica si applicano le disposizioni particolari previste dai relativi disciplinari di produzione ed i casi specifici di cui al titolo II del regolamento (CE) n. 1607/2000 riguardante in particolare il titolo relativo ai vini di qualità prodotti in regioni determinate.

Con l'occasione, si precisa che, non essendo più obbligatoria la cernita delle uve prevista da molti disciplinari di vini a D.O. (decreto dirigenziale 09.12.1998), possono essere considerati regolarmente effettuati i trasporti congiunti, anche in promiscuità, dei quantitativi di uve ammesse a diventare vino a D.O. e di quelli costituenti il "supero".

Si precisa, inoltre, che nel caso sia necessario emettere per i trasporti in parola un documento di accompagnamento, lo stesso dovrà contenere l'indicazione più precisa possibile riguardo alla varietà ed alla destinazione delle uve (allegato II, lettera B., paragrafo 1.1 del regolamento CE n. 884/2001).

Si rammenta che in considerazione dell'obbligo di vinificare separatamente i quantitativi di uve ammessi a diventare vino a D.O. e quelli "in supero", occorrerà prendere in carico sui registri i quantitativi medesimi su conti distinti, prima dell'ammostamento delle uve;

I mosti aventi una gradazione alcolica complessiva inferiore a 8 gradi devono essere vinificati separatamente e, all'atto della loro produzione, denaturati con 50 g/q di sale raffinato (art. 19 D.P.R. 162/65 - DM 16.10.69). I vini prodotti con i mosti in parola devono essere destinati ad una distilleria o ad un acetificio.

Per quanto riguarda le uve appartenenti a varietà di vite c.d. “a duplice attitudine”, trova applicazione il regime stabilito dall’articolo 28 del regolamento CE n. 1493/1999 e dall'art. 2 del decreto ministeriale 19 dicembre 2000 (pubblicato su G.U. n. 122 del 28 maggio 2001): pertanto, le uve, ed i prodotti da esse ottenuti, appartenenti alla varietà "Regina" o "Regina dei Vigneti" prodotte nella provincia di Chieti ed alla varietà "Moscato di Terracina" prodotte nella provincia di Latina, possono essere trasformati in vino da tavola fino ai quantitativi – rispettivamente - di 100 quintali e 40 quintali per ettaro.

I quantitativi delle predette varietà di uve, invece, che eccedono, rispettivamente, i 100 quintali per ettaro in provincia di Chieti ed i 40 quintali per ettaro in provincia di Latina, devono essere, ai sensi dell’articolo 4 e seguenti del citato decreto 19 dicembre 2000, vinificati o comunque trasformati in stabilimenti (compresi quelli di distillazione):

a ciò destinati e differenti da quelli ove sono trasformate e/o detenute le uve da vino (art. 4, comma 2) e le uve da tavola (art. 4, comma 3) ed i prodotti da esse ottenuti;

per i quali è stata presentata alla Regione o alla Provincia autonoma nel cui territorio ha sede lo stabilimento di trasformazione, almeno trenta giorni prima ed a mezzo lettera raccomandata con a.r., una dichiarazione di inizio attività (articolo 5);

Ai sensi dell'art. 28, paragrafo 1, del regolamento CE n. 1493/1999, i vini ottenuti dai quantitativi eccedenti quelli normalmente vinificati delle predette varietà di uve potranno circolare, se destinati ad una distilleria, previa denaturazione con cloruro di litio nella misura compresa tra 5 e 10 g per ogni cento litri di prodotto (decreto ministeriale 11 aprile 2001).

Qualora dalla parte eccedente quella normalmente vinificata delle uve appartenenti alle citate varietà a duplice attitudine si ottengano mosti (mosti di uve, mosti concentrati, mosti concentrati rettificati), gli stessi possono essere destinati alla produzione di succhi d'uva o ad altri impieghi diversi dalla vinificazione.

  • UVE DA TAVOLA (O DA MENSA)

    L’art. 2 comma 1 del regolamento (CE) n. 1622/2000 del 24 luglio 2000, riguardante le pratiche e i trattamento enologici, ha espressamente previsto il divieto di vinificazione delle uve provenienti da varietà classificate unicamente come uve da tavola. Con il Decreto ministeriale 19 dicembre 2000, già citato, sono state dettate modalità di applicazione del divieto di vinificazione delle uve da tavola e per la vinificazione delle uve di cui all’art. 28, par. 1, (uve a duplice attitudine), che ha aggiornato ed integrato in un unico testo, contestualmente abrogandole, le disposizioni precedentemente emanate con i decreti ministeriale del 16 maggio 1997 e del 6 agosto 1997.

    Dalle uve da tavola è possibile ottenere succhi d'uva e mosti da destinare alla produzione di succhi d'uva ovvero ad altre utilizzazioni diverse dalla vinificazione. Tuttavia, ai sensi dell’articolo 35, paragrafo 3, del regolamento CE n. 1493/1999, non è più possibile ottenere l’aiuto comunitario per la trasformazione delle uve da tavola o dei mosti da esse ottenuti in succo.

    Il citato decreto ministeriale del 19 dicembre 2000, al fine di garantire il rispetto della disposizione comunitaria appena citata nonché il regime stabilito per le uve c.d. “ a duplice attitudine”, prevede che le uve da tavola e gli eventuali prodotti da esse ottenuti devono essere avviati per la detenzione e successiva trasformazione in stabilimenti (compresi quelli di distillazione):

    a ciò destinati e differenti da quelli ove sono trasformate e/o detenute le uve da vino (art. 4, comma 1) e le uve c.d. “a duplice attitudine” (art. 4, comma 3) ed i prodotti da esse ottenuti;

    per i quali è stata presentata alla Regione o alla Provincia autonoma nel cui territorio ha sede lo stabilimento di trasformazione, almeno trenta giorni prima ed a mezzo lettera raccomandata con a.r., una dichiarazione di inizio attività (articolo 5).

    Il D.M. 19/12/2000 prevede, inoltre, che i vini provenienti dai quantitativi eccedenti quelli normalmente vinificati delle uve appartenenti alle varietà a duplice attitudine siano inviati direttamente dagli stabilimenti autorizzati alle distillerie (art. 28, paragrafo 1, del regolamento CE n. 1493/1999 e artt. 52, 53 e 54 del regolamento (CE) n. 1623/2000), salvo che non siano esportati oppure non siano utilizzati dal produttore per proprio uso nel limite di 10 ettolitri.

  • SOTTOPRODOTTI DELLA VINIFICAZIONE

    Le fecce e le vinacce sono sottoprodotti che si prestano, in ragione della loro natura, economicità e disponibilità, ad essere impiegate in operazioni illecite destinate alla elaborazione di prodotti vitivinicoli ottenuti non in conformità delle norme vigenti.

    La normativa comunitaria e nazionale vigente (DPR n. 162/65; DM 14 settembre 2001) prevede un particolare regime restrittivo nella circolazione dei sottoprodotti, proprio al fine di prevenirne l'illecito utilizzo, disponendo che chiunque abbia proceduto alla vinificazione e/o a qualsiasi trasformazione di uve diversa dalla vinificazione (ad esempio, trasformazione di uve in mosti) deve consegnare alla distillazione la totalità dei sottoprodotti ottenuti (vinacce e fecce), ai sensi dell'art. 27 del regolamento CE n. 1493/1999, fatte salve le deroghe previste a favore di talune categorie di produttori (art. 49 del regolamento (CE) n. 1623/2000).

    Qualora il contenuto di alcool nei sottoprodotti ottenuti nella vinificazione e consegnati alla distillazione non raggiunge i quantitativi previsti, deve essere consegnato, ad integrazione, vino di propria produzione; in merito al predetto contenuto di alcool, sono previste delle riduzioni per determinate produzioni o destinazioni (art. 27, par. 4, del regolamento (CE) n. 1493/1999 e art. 46 del regolamento (CE) n. 1623/2000).

    Un quantitativo minimo di alcool non è previsto nel caso di sottoprodotti provenienti da trasformazioni diverse dalla vinificazione, per cui è sufficiente ai fini dell'adempimento dell'obbligo previsto dal più volte citato art. 27 del regolamento CE n. 1493/1999, la consegna dei soli sottoprodotti; lo stesso vale per i sottoprodotti ottenuti dalla vinificazione dei quantitativi di uve a “duplice attitudine” eccedenti quelli normalmente vinificati, limitatamente alla parte di vino consegnata alla distillazione di cui all’art. 28 del regolamento (CE) n. 1493/1999 (art. 49, par. 3, del regolamento (CE) n. 1623/2000).

    I sottoprodotti consegnati in distilleria devono rispondere a delle caratteristiche medie indicate (art. 46, par. 3, del regolamento (CE) n. 1623/2000); qualora tali caratteristiche non vengano raggiunte i sottoprodotti devono essere destinati alle trasformazioni consentite, ai sensi degli artt. 36 e 39 del D.P.R. n. 162/65.

    L’art. 27 del regolamento CE n. 1493/1999 prevede, inoltre, il divieto della sovrappressione delle uve, pigiate o non, e della pressatura delle fecce.

    Le fecce nonché i prodotti vinosi ottenuti dalla sovrappressione delle uve, delle vinacce e delle fecce, aventi comunque composizione anomala, devono essere denaturate all'atto dell'ottenimento con un quantitativo da 5 a 10 g/q di cloruro di litio, ai sensi del D.M. 16 ottobre 1969, così come modificato dal D.M. 6.5.92.

  • MOSTI CONCENTRATI (m.c.) E MOSTI CONCENTRATI RETTIFICATI (m.c.r.)
    Qualora venga posto in circolazione m.c.r. in recipienti di capacità superiore a 500 litri, interamente destinato ad un unico stabilimento per essere utilizzato per l'elaborazione di vino oppure per essere condizionato per la vendita, il destinatario del prodotto medesimo, prima di effettuare lo scarico, deve informare l'Ufficio periferico dell'Ispettorato centrale repressione frodi competente per territorio, dell'arrivo del mezzo di trasporto (art. 21, paragrafo. 2, ultimo comma del Reg. CEE n. 3201/90 e DM 16 settembre 1988).