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Comando Carabinieri Politiche Agricole

PRATICHE E TRATTAMENTI ENOLOGICI

Le pratiche ed i trattamenti enologici il cui utilizzo è autorizzato per l’elaborazione dei prodotti vitivinicoli “soltanto per consentire una buona vinificazione, una buona conservazione o un buon invecchiamento dei prodotti stessi”, sono elencati negli Allegati IV e V del regolamento CE n. 1493/1999. Nel predetto allegato IV, in particolare, accanto alle pratiche ed ai trattamenti enologici per i quali non sono previste particolari condizioni, limiti o modalità di esecuzione, figurano quelle che, invece, possono essere effettuate solo adempiendo alle prescrizioni espressamente indicate nel regolamento attuativo emanato con il Reg. CE n. 1622/2000 per quanto riguarda le pratiche enologiche.

Si fa presente che, in quest’ultimo, figura l’istituzione di un codice comunitario riportante in modo semplice e completo l’indicazione delle modalità applicative delle pratiche ed i trattamenti enologici permessi, indicando anche i limiti e le condizioni di utilizzo di alcune sostanze autorizzate per uso enologico.

Inoltre si evidenzia che, ai sensi dell’art. 16 del Reg. CE 1622/00, il trattamento per elettrodialisi, da intendersi utilizzabile esclusivamente per la stabilizzazione tartarica del vino riguardo il tartrato acido di potassio ed il tartrato di calcio (ed altri sali di calcio), può essere usato unicamente se rispondente alle disposizioni contenute nell’allegato X. Fino al 31 luglio 2001 detta pratica era limitata ai vini da tavola (art. 16 del Reg CE 1622/00).

Arricchimento

L'arricchimento, cioè l'aumento del titolo alcolometrico volumico naturale delle uve fresche, del mosto di uve, del mosto di uve parzialmente fermentato, del vino nuovo ancora in fermentazione, anche destinati a dare v.q.p.r.d., del vino atto a diventare vino da tavola e del vino da tavola può essere effettuato solo qualora autorizzato con apposito decreto ministeriale ed alle condizioni in esso specificatamente stabilite (allegati V e VI del regolamento CE n. 1493/1999 e DM 3 settembre 2001).

I prodotti di cui sopra possono essere arricchiti soltanto se in possesso del titolo alcolometrico volumico naturale minimo prescritto per le singole zone viticole.

L’aggiunta di mosto concentrato o concentrato rettificato non dovrà comportare l'aumento del titolo alcolometrico di più del 2% vol per la zona viticola C, così come il volume del prodotto arricchito non potrà aumentare di più del 6,5%, sempre per la zona viticola C.

L’operazione di arricchimento deve essere dichiarata alle Autorità competenti, ai sensi dell’All. V sezione G punto 5 del Reg. CE 1493/99, con le modalità indicate nell’art. 25 del Reg. CE n. 1622/2000. In proposito, per ogni singola operazione di arricchimento, deve essere inviata la relativa dichiarazione preventiva all'Ufficio periferico dell'Ispettorato centrale repressione frodi competente per territorio.

Per le operazioni per le quali non si intenda richiedere l’aiuto per l’impiego di mosti di uve concentrati e mosti di uve concentrati rettificati (art. 34 del Reg. CE n. 1493/1999), saranno osservate le indicazioni di seguito fornite. Per quanto riguarda le operazioni per le quali, invece, sarà richiesto l’aiuto in argomento, si osserveranno anche le disposizioni impartite dall’A.G.E.A..

La dichiarazione dovrà essere redatta per iscritto e dovrà contenere, almeno:

  • nome cognome e indirizzo del dichiarante;
  • luogo nel quale sarà effettuata l’operazione;
  • data e ora d’inizio dell’operazione;
  • designazione del prodotto sottoposto all’operazione;
  • procedimento utilizzato per tale operazione con indicazione della natura del prodotto che sarà utilizzato per l’arricchimento.

L’arricchimento del mosto di uve può avvenire sia attraverso l’aggiunta di m.c. e di m.c.r. sia mediante concentrazione parziale, compresa l’osmosi inversa; l’arricchimento del vino atto a diventare vino da tavola e del vino da tavola, qualora i prodotti dai quali sono stati ottenuti non siano stati precedentemente arricchiti, deve avvenire – invece - mediante concentrazione parziale a freddo. Fermo restando il valore dell’aumento massimo ammissibile del titolo alcolometrico volumico totale (2% vol), la concentrazione può portare alla riduzione limite del 20% del volume iniziale del prodotto arricchito.

Si segnala che, secondo un recente parere della Commissione UE, adottato anche a seguito della rettifica dell’art. 26, par. 6, del regolamento CE n. 1622/2000 (rettifica pubblicata sulla G.U.C.E. n. L 142 del 31/5/2002), l’iscrizione nei registri dell’operazione di arricchimento si effettua - essendo stata presentata la dichiarazione preventiva - dopo la fine dell’operazione stessa, intendendosi per fine dell’operazione l’avvenuta aggiunta completa del prodotto di arricchimento (mosto concentrato o mosto concentrato rettificato).

Acidificazione

Le uve fresche, il mosto di uva parzialmente fermentato, il vino nuovo ancora in fermentazione, il vino (anche atti a dare v.q.p.r.d.) possono essere oggetto di acidificazione nelle zone viticole CII, CIIIa e CIIIb.

Per quanto riguarda i prodotti diversi dal vino di cui al precedente punto 8.5.1. l’acidificazione è ammessa fino al limite di 1,50 g/l mentre per il vino è previsto il limite massimo di 2,50 g/l, espresso in acido tartarico (Allegato V, sezione E del Reg. CE 1493/99).

Si rammenta che ai sensi dell’allegato IV, punto n. 1, lettera l) e punto n. 3, lettera k) al Reg. CE n. 1493/1999, l'acidificazione dei prodotti vitivinicoli può avvenire solo attraverso l'impiego dell'acido L-tartarico di origine agricola, estratto segnatamente da prodotti vitivinicoli (art. 8 del regolamento (CE) n. 1622/2000, modificato dall’art. 1 del regolamento (CE) n. 2244/2002), nel rispetto dei limiti massimi di acidificazione dei vini e dei prodotti diversi dal vino già citati.

L'acidificazione dei prodotti a monte del vino (uve fresche, mosto di uve, mosto di uve parzialmente fermentato, vino nuovo ancora in fermentazione) è consentita solamente all'atto della loro trasformazione in vino atto a diventare vino da tavola o in vino da tavola e comunque deve essere effettuata nella zona viticola nella quale le uve fresche sono state raccolte (allegato V, sezione G, paragrafo 1, del Reg. CE n. 1493/1999). Lo stesso vale per i vini atti a diventare vini da tavola.

In proposito, tale operazione deve essere effettuata in una sola volta, ai sensi dell’art. 28 del Reg. CE 1622/00. Qualora lo Stato membro autorizzi l’effettuazione, in più volte, delle medesime operazioni di acidificazione i limiti massimi di acidificazione suindicati, a cui attenersi, saranno da riferirsi alle operazioni nel loro insieme.

L'acidificazione dei prodotti diversi dal vino deve essere effettuata anteriormente al primo gennaio di ogni anno, per la zona viticola C, sui prodotti della vendemmia immediatamente precedente (salvo deroghe motivate da condizioni climatiche eccezionali).

L'acidificazione dei vini deve avvenire nella stessa azienda di vinificazione, nella zona viticola in cui le uve utilizzate per l'elaborazione del vino sono state raccolte ed in deroga al paragrafo precedente, può essere effettuata durante tutto l'anno ed in più volte.

Occorre far presente che l'acidificazione e l'arricchimento ovvero l'acidificazione e la disacidificazione di uno stesso prodotto sono operazioni che si escludono a vicenda.

Nel caso dei vini spumanti un'interpretazione della Commissione UE ha chiarito che può procedersi all'acidificazione sia delle singole componenti della cuvée, sia della cuveé che risulta dall'assemblaggio delle componenti già acidificate. L'acidificazione della cuveé può, inoltre, effettuarsi anche qualora le singole componenti siano state precedentemente arricchite. In ogni caso si osservano le modalità previste dal regolamento CE n. 1493/1999 e dalle relative disposizioni applicative.

Le operazioni di acidificazione devono essere oggetto di una dichiarazione (Allegato V par. G punto 5 del Reg. CE 1493/99) da presentare, al più tardi, il secondo giorno successivo a quello in cui l'operazione viene effettuata per la prima volta nel corso della campagna:siffatta dichiarazione è valida per tutte le operazioni della campagna considerata (art. 26 del Reg. CE 1622/00).

La dichiarazione, da presentarsi all'Ufficio periferico dell'Ispettorato centrale repressione frodi competente per territorio, deve contenere:

  • nome cognome e indirizzo del dichiarante;
  • natura dell’operazione (acidificazione o disacidificazione);
  • luogo in cui si svolge l’operazione.